Castigliano e valenciano: le due lingue di Valencia (e lo spagnolo-italiano che finisci per parlare)
A Valencia non si parla una lingua sola, ma due: il castigliano (lo spagnolo che credi di conoscere) e il valenciano, la lingua co-ufficiale della regione. Se arrivi dall'Italia parti con un vantaggio enorme, italiano e spagnolo sono cugini strettissimi, ma proprio quella somiglianza ti tende un mucchio di trappole. Ecco cosa ti aspetta, tra cartelli bilingui, falsi amici e quello spagnolo-italiano fai da te che finisci per parlare.
Il valenciano, la lingua di qui
Accanto al castigliano c'è il valenciano, lingua co-ufficiale della Comunitat Valenciana. E lo trovi ovunque: sui cartelli stradali, nei nomi delle vie (Carrer, Plaça), a scuola, in Comune, nei documenti ufficiali. Non è un dialetto né un accento, è una lingua a tutti gli effetti: l'Acadèmia Valenciana de la Llengua la colloca ufficialmente nello stesso sistema linguistico del catalano, pur mantenendo il suo nome storico. Molti valenciani lo parlano o almeno lo capiscono. Se pensavi di dover ripassare solo lo spagnolo, all'inizio ti sembra un ostacolo in più, poi capisci che è proprio quello il bello: fa parte dell'identità del posto.
I falsi amici, la trappola più dolce
Italiano e spagnolo si somigliano quel tanto che basta per farti scivolare. La lista dei falsi amici è lunga e diventerà la tua fonte di aneddoti preferita:
- burro: in spagnolo è l'asino, non il burro (che si dice mantequilla). Ordina con calma al bar.
- gamba: in spagnolo è il gambero, non la gamba (che si dice pierna).
- largo: in spagnolo vuol dire lungo, non largo (che si dice ancho).
- salir: significa uscire, non salire (salire è subir).
- todavía: vuol dire ancora, non tuttavia.
- embarazada: vuol dire incinta, non imbarazzata. Questo lo sbagli una volta sola nella vita.
Ci inciampi, ridi, e te lo ricordi per sempre. Fa parte del gioco.
Lo spagnolo-italiano che ti inventi
Qui succede una cosa curiosa, tipicamente italiana. Siccome le due lingue sono vicinissime, non aspetti di parlare uno spagnolo perfetto: cominci a mescolare da subito. Prendi una parola italiana, le cambi la vocale finale, aggiungi un -ar o un -o alla fine e speri che funzioni. A volte ci azzecchi (problema, importante), a volte inventi parole che non esistono e il cameriere ti guarda con tenerezza. Nasce così quello spagnolo-italiano fatto in casa, un misto in cui infili un allora in mezzo a una frase spagnola, dici anche al posto di también senza accorgertene e completi il resto con le mani e il sorriso. Non è elegante, ma comunica, e in fondo è proprio la vicinanza tra le due lingue a renderlo possibile.
E un giorno entra da sola
Il bello è che, proprio perché partite così vicine, lo spagnolo ti entra nelle orecchie in fretta. Tra bar, pratiche burocratiche e vicini chiacchieroni, un mattino ti scappa un vale perfettamente naturale, saluti il panettiere con hasta luego e ti accorgi che ci sei quasi. Con un pizzico di valenciano imparato per strada (un bon dia, un gracies) fai persino sorridere chi lo parla in casa. Non sei bilingue, no. Ma sei a casa.
Fonti
Aggiornato: luglio 2026. The Daily Valencia è una pubblicazione assistita dall'IA con revisione editoriale umana: questo articolo è stato preparato con l'aiuto dell'IA, poi verificato e riletto dalla nostra redazione, che ne assume la responsabilità editoriale, in conformità con il regolamento europeo sull'IA. Hai trovato un errore? Scrivici: correggiamo.
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